"Negli ultimi mesi ho capito che nel profondo sento di non essere mai abbastanza bravo. È qualcosa che mi è stato inculcato sin dai primi anni della mia vita. Crescendo, impariamo a creare determinate condizioni che ci aiutano a sentirci accettati e amati. Quando queste condizioni svaniscono nella vita e non funzionano più, ci si ritrova a lottare per capire cosa fare.
È qualcosa di inconscio. Non penso letteralmente 'Devo iscrivermi a un triathlon e diventerò bravo abbastanza'. Ma mi rendo conto che questo atteggiamento mi ha motivato enormemente per tutta la vita, che si tratti di avviare un'attività o di fare un podcast. Certamente anche il triathlon rientra in tutto questo, così come il mio viaggio spirituale. Rendermi conto che questa cosa ha influenzato praticamente tutto ciò che ho scelto di fare non è stato facile. Nell'ultimo anno ho messo da parte tutte quelle strategie che ho cercato di usare per sentirmi meglio.
Esiste una bellissima metafora in cui l'ego è visto come un blocco di ghiaccio. Se gli si offre calore, sole e amore, si scioglie lentamente e ritorna acqua: una metafora costante del flusso e della fluidità. L'idea non è quella di sbarazzarci completamente dell'ego, non dobbiamo ridurlo in pezzi, ma solo permettergli di rilassarsi e di fondersi di nuovo in noi stessi, per trovare uno stato naturale di pace e presenza.
Nell'ultimo anno ho iniziato a interessarmi alla filosofia taoista, che è molto incentrata sul non fare, sul non forzare. Penso sia molto bella, ma è veramente lontana dal nostro modo di agire. Nel nostro mondo oggi ruota tutto intorno al fare. Persino la guarigione si basa sul fare. È difficile non fare. Ho sempre voluto andare a una lezione di yoga e stare tutto il tempo in shavasana [una postura che consiste nello stare fermi, sdraiati sul pavimento], senza fare nulla, mentre tutti gli altri si muovono intorno a me. Credo che sarebbe una bella sfida".