Interviste|agosto 2025

Charlie Porter: il (non) mistero della moda

Se l'atto di vestirti quotidianamente è diventato un'esperienza introspettiva, è per una buona ragione. E non avviane solo a te. Il lavoro del giornalista di moda Charlie Porter si basa infatti sull'idea che ciò che indossiamo e il modo in cui lo facciamo sono intrinsecamente correlati al modo in cui viviamo. La consapevolezza di questo concetto può portare a dibattiti e riflessioni di valore sulla nostra personalità, permettendoci di sentirci più in sintonia con il modo in cui scegliamo di presentarci al mondo e a noi stessi.

Ritenuto come una delle voci più rispettate del giornalismo di moda, Porter è stato per oltre 20 anni un critico di moda maschile per testate come The Financial Times, The Guardian, GQ o i-D. La pubblicazione di What Artists Wear, nel 2021, e di Bring No Clothes: Bloomsbury and the Philosophy of Fashion, l'anno scorso, lo ha reso un autore e pensatore affermato nel campo. Incuriositi dal suo entusiasmo per la moda e la cultura, abbiamo trascorso una giornata con lui nel suo appartamento londinese per saperne di più sulla sua idea della scrittura di moda, su cosa indossa e perché.

 

"La moda spaventa molte persone, questo perché a mio avviso ci sono due modi di interpretare questo concetto: ci si può limitare al significato della parola in sé, che fa riferimento al settore della moda da cui molte persone si sentono decisamente lontane, estranee e rifiutate, oppure ampliarne il senso, estendendone il significato a un'azione che tutti eseguono ogni giorno: vestire il proprio corpo indossando capi di abbigliamento. Ogni essere umano, ogni giorno, indossa capi di abbigliamento. È un'azione che fanno tutti.

 

Una volta che iniziamo a considerare questa nuova prospettiva, riusciamo a collegare la moda all'atto di indossare capi di abbigliamento, alle azioni che eseguiamo quando ci vestiamo, ai messaggi che inviamo e a quelli che potremmo inviare. Se le persone si rendessero conto di avere la facoltà di vestire il proprio corpo come meglio credono, l'incertezza e l'ansia che provano nei confronti della moda potrebbero iniziare ad alleviarsi".

 

L'idea che Charlie Porter ha del suo ruolo di critico si basa su questa dicotomia di significati. Affascinato dalla moda, ha scelto di posizionarsi come osservatore piuttosto che come autorità in termini di gusto. "Quando un autore suggerisce qualcosa, si pone in una posizione di giudizio. È un approccio molto didattico. È come per la musica: se amo un brano musicale, non mi interessa se piace anche agli altri. So che piace a me e questa è l'unica cosa che conta. Non pretendo che gli altri amino ciò che piace a me, ma voglio che amino ciò che piace a loro".

 

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Charlie Porter Interview
Charlie Porter Interview

È l'idea della moda come materia interdisciplinare con un significato culturale che ha caratterizzato il suo lavoro nel corso degli anni. "Il segreto della scrittura di moda è che sembra qualcosa di futile. Può sembrare superflua e superficiale, ma se si vuole si può andare oltre quella patina di superficialità e scrivere di tutto ciò che la gente non sempre si rende conto che esiste. La moda ci permette di scrivere di ciò che sono gli esseri umani: fa riferimento al modo in cui ci vestiamo, perché indossiamo abiti nella vita e gli indumenti sono rappresentazioni del modo in cui viviamo".

 

In ARKET abbiamo un approccio meticoloso alla realizzazione degli abiti. Durante la nostra conversazione con Charlie, non potevamo perdere l'occasione di chiedergli cosa apprezza nell'abbigliamento. "Apprezzo la tensione di un indumento, il che può significare molte cose. C'è tensione all'interno dell'indumento, nella trama del filato, nel modo in cui è cucito e in cui è assemblato. Mi piace quando la tensione implica un equilibrio fisico: può essere il peso di un tessuto, la scelta di un tessuto o il modo in cui i tessuti vengono combinati. Ma per tensione intendo anche il modo in cui un capo viene tagliato, il modo in cui viene abbinato ad altri capi, il modo in cui cade: può essere armonioso o avere qualcosa fuori dal comune, aspetto che trovo interessante. E questa tensione è intenzionale: qualcuno ne ha scelto le caratteristiche".

Charlie Porter Interview
Charlie Porter Interview

Qual è il suo rapporto quotidiano con i vestiti?

"Ho la fortuna di lavorare per me stesso e con me stesso. Non devo vestirmi in un modo particolare per nessuno. Quando si tratta di abiti, il mio primo pensiero è il loro aspetto funzionale. Ma la funzione di un abito può anche essere correlata al piacere. Persino il colore di un abito può avere una funzione, perché è qualcosa che mi dà piacere e lo vedo nel mio campo visivo. La sua funzione è quella di darmi piacere. Quando parliamo di abbigliamento funzionale, non ci riferiamo solo al numero di tasche o ad altri aspetti simili. La funzione di un capo potrebbe essere quella di disorientarmi, nel caso di un modello basato su concetti radicali. Potrei scegliere di indossare un capo che mi scuota un po' oppure che sia provocante per me o per gli altri. Sono tutte funzioni".

 

"Si parla di mistero intorno alla moda, ma in realtà tutti sappiamo cosa facciamo e tutti sappiamo come si fa. Non c'è alcun mistero intorno alla moda. Basterebbe prendere atto di questo per poter cambiare completamente il nostro rapporto con l'abbigliamento. Possiamo sentirci più felici negli abiti che indossiamo e dire addio alla sensazione di ansia creata dall'abbigliamento: possiamo sentirci più felici in ciò che indossiamo e cambiare il modo in cui facciamo acquisti. Se riusciamo a rilassarci e a considerare l'abbigliamento in modo diverso, imparando a comprenderlo, possiamo superare il senso di imbarazzo che proviamo e iniziare a vivere un rapporto sano con l'abbigliamento e di conseguenza con noi stessi".